C’è una domanda che torna spesso tra chi lavora con gli allineatori: fino a dove si può arrivare, esteticamente, senza sacrificare l’efficacia clinica?
Questo video parte esattamente da lì.
Il Dott. Francesco Martinetti presenta un caso di II Classe trattato con una variante tecnica che pochi hanno esplorato: il Carriere Motion Class III applicato sul versante palatale, in combinazione con allineatori trasparenti. Nessuna visibilità vestibolare. Nessun compromesso sui risultati.
Non una II Classe semplice. Il paziente presentava un’arcata superiore stretta, con la necessità di intervenire contemporaneamente su tre fronti: distalizzazione, espansione e correzione sagittale.
Un profilo di caso che spinge molti verso soluzioni più invasive — o verso una sequenza di fasi distinte, ognuna con i suoi tempi e i suoi costi.
La scelta, qui, è stata diversa.
Chi conosce il Carriere Motion nella sua versione standard ne conosce anche gli effetti collaterali più frequenti: estrusione di premolari e canini, tendenza all’inclinazione linguale dei molari, effetti di intrusione sui primi molari superiori.
Spostare il dispositivo sul palatale cambia la biomeccanica. Quei fenomeni si riducono. E quando l’ancoraggio coinvolge i secondi molari, si ottiene qualcosa di più: la derotazione dei primi molari, un elemento spesso determinante nell’ottimizzazione della correzione sagittale.
Piccola variazione di posizionamento. Profilo di effetti collaterali completamente diverso.
In questo protocollo, gli allineatori non accompagnano semplicemente la distalizzazione — la potenziano. Contribuiscono al controllo occlusale e all’espansione attiva dell’arcata, lavorando in sinergia con il Carriere.
Il risultato pratico: nessuna fase di ritenzione intermedia con Essix, nessun secondo ClinCheck. Meno passaggi, meno tempo di trattamento, meno costi per il paziente e per lo studio.
Non è solo una questione di efficacia. È una questione di efficienza.
II Classe completa, arcata stretta, esigenza estetica alta → correzione sagittale completa, parametri cefalometrici migliorati, paziente soddisfatto.
Con un dispositivo che, per tutto il tempo, nessuno ha mai visto.
Il caso è stato pubblicato sul Journal of Clinical Orthodontics (luglio 2025, Martinetti, Di Gioia, Granatiero).
Che l’innovazione, in ortodonzia, spesso non significa inventare qualcosa di nuovo. Significa capire a fondo ciò che già esiste — e avere il metodo per applicarlo in modo diverso quando il caso lo richiede.
Diagnosi accurata, pianificazione digitale avanzata, scelta ragionata degli ausili terapeutici: è questo che trasforma un caso complesso in un risultato prevedibile.
È la stessa filosofia che portiamo in ogni percorso di Formazione Ortodontica e in particolare nel corso live: Relax, Align Easy.




